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Scuola Media: Tra scuola e natura

Impressioni e riflessioni degli alunni di I C sulla gita di classe a Morimondo ed al Parco del Ticino

Prima di scrivere questo articolo ci siamo chiesti cosa fosse per noi una gita e del perché la scuola avesse scelto proprio l’abbazia di Morimondo e il Parco del Ticino come destinazione. La maggior parte di noi pensa che la gita sia un momento di svago ma ci siamo resi conto che in questa giornata eravamo immersi esattamente tra storia e natura.

Siamo partiti da scuola con un lievissimo ritardo poiché un paio di ragazzi non sono arrivati in tempo, ma  alle 9.30 circa (perché nessuno, o quasi, aveva l’orologio) eravamo già a Morimondo. Con le proff.sse Pini e Crignola ci siamo avviati all’Abbazia dove ci siamo sparpagliati per fotografare il bellissimo panorama.

Dopo esserci “riseparati” in classi siamo stati affidati a una guida, Pierluisa detta “Lupier” – una signora non molto alta e una po’ grassottella con i capelli neri e gli occhiali – alla quale per qualche strano motivo piaceva vedere i nostri occhi; ci ha spiegato molto dettagliatamente tutto l’ordine dei Monaci Cistercensi e come sono nati: vengono proprio dalla Francia da “Morimond ” i monaci di Morimondo e da “Clairvaux” i monaci di Chiaravalle. Poi siamo entrati nell’abbazia dove faceva molto freddo ed era molto buio.

gita2Lupier ci ha detto che vi erano degli “errorini” fatti apposta perché i monaci non volevano “fare le cose perfette” perché la perfezione è solo di Dio e non dell’uomo. Poi abbiamo visitato il coro dove vi erano delle “sedie di legno attaccate al muro” con sopra dei disegni incisi frontalmente uguali eccetto alcuni che raffiguravano i volti di persone e sotto il sedile di ognuna che era rialzabile vi era una “mezzaluna” di legno che aiutava malati e anziani a sorreggersi e chiamata perciò “misericordia”; nel coro si riunivano i monaci coristi cioè quelli che sapevano leggere e scrivere. In seguito abbiamo esaminato un modellino dell’abbazia e un affresco della Madonna. Infine siamo stati a visitare altre stanze come il dormitorio dell’abate contrassegnato dalla Tiara Papale al di sopra della “porta” che era in realtà un buco nel muro, il campo coltivato a marcita e la “camera delle riunioni”.

Una volta usciti ci siamo avviati all’autobus per andare in un bar dove avremmo pranzato. Due ragazzi hanno avuto la brillante idea di utilizzare degli strumenti musicali presenti nel bar e si sono esibiti in alcuni brani. Gli ascoltatori hanno molto gradito e sicuramente la musica è stata un elemento che ha arricchito ancora di più la giornata.

Poi siamo ripartiti alla volta del parco del Ticino. Appena entrati c’è stato un momento di ironia sul moto cross over 70 perché nello stesso momento in cui la guida Cristina – una ragazza alta con i capelli biondi e un po’ ricci – ha detto che nel parco era vietato l’accesso ai mezzi motorizzati dietro di lei è passato con la velocità di una tartaruga con l’artrite un vecchietto sulla settantina su una vespa rossa (ah ah! Roba da non credere). Va beh, torniamo a noi, la guida era molto brava e precisa nel farci notare e spiegarci ogni singola caratteristica di ogni singola pianta.

Dopo di che, finalmente, siamo giunti al fiume Ticino detto “Fiume Azzurro” dove abbiamo lanciato sassi, increspando la piatta superficie del fiume, cercato sassi che poi abbiamo dipinto con scritte stravaganti come “1^ C  2013 gita” oppure “Parco del Ticino 1^C” oppure ancora “W i Truzzi”: si sono soprannominati così alcuni nostri compagni per via dei loro occhiali, collane, braccialetti, orologi.

gita3Quindi siamo tornati indietro e alcuni hanno fatto un altro percorso, ma solo chi voleva perché era facoltativo ed eravamo molto stanchi. Lo scopo era quello di trovare una o più lanche dove le rane depongono le uova e dove i parameci vivono e si riproducono.

Infine siamo saliti sul pullman, ci siamo fermati un’altra volta al bar per rifornirci d’acqua e poi dritti a casa.