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Scuola Media: In collegamento con l’Antartide

Antartide

Sabato 31 gennaio è stato un giorno diverso dagli altri, infatti gli alunni di due classi hanno avuto la possibilità di incontrare scienziati e tecnici che lavorano nella stazione Mario Zucchelli, scoprendo molte cose sull’Antartide.

Prima di tutto parlerei dell’Antartide, da cui sono rimasta molto affascinata. L’Antartide è considerato il sesto continente e ha una estensione paragonabile a quella dell’Europa. E’ il “continente di nessuno”, perché non appartiene ad alcuna nazione, anzi, dal 1959 con un trattato è stato diviso tra i vari stati del mondo ed è sfruttabile solo a scopi scientifici; tuttora ci sono ottanta basi di cinquanta paesi. In questo luogo troviamo il territorio quasi completamente ricoperto da ghiaccio e condizioni metereologiche molto difficili, con temperature che variano da -20° a -50° nei mesi estivi e da -40° a – 90° durante l’inverno, per questo gli scienziati che lo esplorano indossano tute termiche rosse, facilmente individuabili nel bianco della neve, due o tre paia di guanti e soprattutto degli occhiali speciali sia per proteggersi dal freddo e dalle intemperie sia per riparare gli occhi dal sole che si riflette sulla neve e sul ghiaccio.
Il viaggio è molto lungo, ci vogliono trenta ore per arrivare in Nuova Zelanda dove si prende un aereo militare che, dopo sette ore, arriva a destinazione e qui il pilota potrebbe trovare problemi di atterraggio e non si potrebbe trattenere troppo a lungo a causa delle bassissime temperature. L’adattamento a questi luoghi non è molto semplice, a causa delle condizioni estreme.
Tra le ottanta basi scientifiche, mobili o permanenti, ne abbiamo conosciute due, anche guardando un video dopo l’incontro Skype.
La prima base è la Concordia, condivisa tra italiani e francesi: è permanente, cioè aperta e funzionante durante tutto l’anno, anche nei mesi invernali, (da febbraio a ottobre) tre dei quali sono di completo buio. Durante i periodi estivi (da ottobre a febbraio) la base ospita trenta persone tra scienziati, logistici e ricercatori, mentre durante l’inverno rimangono solo quindici persone chiamati invernanti che per mesi non potranno uscire dalla base e nessuno potrà arrivarci. In queste condizioni nella squadra si sviluppa un grande senso di solidarietà.

Stazione Mario Zucchelli

By Andrew Mandemaker – wikipedia.org

La seconda base, con la quale noi ci siamo messi in contatto, è la Mario Zucchelli, solo italiana. Quest’anno festeggerà i trent’anni di spedizioni, dal 1985, è aperta solo nei mesi estivi.
Dopo una breve attesa insieme alla classe 1^C, siamo riusciti a contattare la base. Prima di cominciare a parlare con gli scienziati e i ricercatori, abbiamo parlato con il signor Andrea Cavalleri, papà di un nostro compagno di prima che lo ha salutato affettuosamente. Proprio per l’occasione sono venuti anche la moglie e il figlio più piccolo. Andrea ci ha spiegato alcune cose più generali sulla base e che in preparazione al viaggio si passa una settimana sul Monte Bianco e una a Bologna per un corso preparatorio. Dopo abbiamo parlato con diversi ricercatori, ognuno specializzato in qualcosa. Ad esempio uno scienziato ci ha parlato dei pesci, mostrandoci anche delle immagini molto belle, e delle orche, raccontandoci che quando vengono avvistate, viene lanciato un trasmettitore sulla pinna dorsale che permette di seguire i viaggi che compiono; abbiamo parlato anche con un meteorologo che ci ha spiegato come funziona un simulatore atmosferico, per poter prevedere il tempo dei giorni successivi, e a cosa servono i campionatori: dei grandi macchinari che imbottigliano l’aria e, nel giro di una decina di giorni, mostrando quanto l’aria sia inquinata. In città come Milano questo processo di riempimento avviene in poche ore perché l’aria è molto inquinata.
Le due persone che mi hanno interessata di più sono state un geologo che ci ha raccontato della foresta che c’era 200000 anni fa in Antartide della quale ora restano dei tronchi carbonizzati. Ma soprattutto mi è piaciuto parlare con un ricercatore di meteoriti che ci ha spiegato che si studiano proprio in Antartide perché sono molto facili da localizzare, dato che sono scuri e risaltano in mezzo al ghiaccio e alla neve, e si conservano a lungo grazie alle basse temperature. Ha anche detto che spesso bisogna allontanarsi molto dalla base per compiere le ricerche e gli scienziati devono contattarla ogni mezz’ora per comunicare la propria posizione e le condizioni in cui si trovano e a volte è necessario allestire accampamenti distanti molti chilometri dalla base.
Dopo circa quarantacinque minuti di videochiamata, interrotti ogni tanto a causa della connessione problematica, abbiamo concluso il nostro incontro. Abbiamo anche visto un video molto interessante che parlava in modo più specifico della base Concordia.
Sarebbe bellissimo andarci davvero ma non credo lo farei mai…Odio il freddo!!!!

E. C. – Classe III C

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