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Scuola Media: Caviardage

Una delle prime attività proposte dalla professoressa di lettere alla classe 2^C all’inizio dell’anno è stato il CAVIARDAGE, che unisce abilità linguistica e creatività.

Si tratta di partire da un testo qualsiasi, ricercare al suo interno le parole per costruire una frase o meglio ancora una breve poesia, che non abbia nulla a che vedere con il testo letto, non ne sia quindi una sintesi, ma esprima altri concetti. Si tratta di cercare la poesia nascosta nel testo.

Si anneriscono quindi le parole tralasciate e si completa il tutto con un disegno che rappresenti in qualche modo la frase trovata.

Può sembrare semplice, ma in realtà non è affatto facile trovare frasi sensate, per non dire poetiche. Provare per credere!

I ragazzi sono partiti da questi testi, scegliendone uno su cui lavorare.

Da ”Il vecchio della montagna” di Grazia Deledda

E la neve cadeva, in linee leggermente oblique, eguali, incessanti, silenziose, su uno sfondo vaporoso e candido.
Ora le falde erano lunghe e sottili, simili a petali di crisantemi e di margherite, a peluria delicatissima di candidi uccelli: e si ammucchiavano sulle rocce, sul terreno, sulle piante.
Ogni foglia riceveva la neve come una piccola mano aperta verso il cielo, e si copriva, s’allargava, si marmorizzava, assumendo informi contorni che si fondevano coi contorni delle altre foglie: ogni fuscello s’ingrossava lentamente trasformandosi in una verga di alabastro. E sui cespugli e sulle rupi si stendevano drappi di velluto candido, sull’edera fili irregolari di madreperla, sul terreno strati di piume di cigno.

Da “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono


Da tre anni piantava alberi in quella solitudine, ne aveva piantati centomila….
Fu a quel momento che mi interessai dell’età di quell’uomo. Aveva evidentemente più di cinquant’anni. Cinquantacinque, mi disse lui. Si chiamava Elzéard Bouffier, aveva posseduto una fattoria in pianura. Aveva vissuto la sua vita. Aveva perso il figlio unico, poi la moglie. S’era ritirato nella solitudine dove trovava piacere a vivere lentamente, con le pecore e il cane. Aveva pensato che quel paese sarebbe morto per mancanza d’alberi. Aggiunse che, non avendo altre occupazioni più importanti, s’era risolto a rimediare a quello stato di cose.

Da “Pierrot e i segreti della notte” di Michel Tournier


Sulla piazza del villaggio di Pouldreuzic, in Francia, si affacciavano due piccole casette bianche. Una era la lavanderia, che in francese si dice blanchisserie. Nessuno si ricordava quale fosse il vero nome della lavandaia, che tutti chiamavano sempre Colombina a causa dei vestiti bianchissimi che la rendevano simile a una colomba. L’altra era il negozio di Pierrot, il panettiere, che in francese si dice boulanger.

Pierrot era timido, silenzioso, fedele e segreto: preferiva l’inverno all’estate, la solitudine alla compagnia, e più che parlare amava scrivere, e lo faceva a lume di candela, con una lunga penna d’oca, indirizzando a Colombina delle lunghe lettere che poi non spediva, convinto che lei non le avrebbe mai lette.

Cammina, cammina, cammina la piccola Colombina-Arlecchina, con il vestito che ormai ha perso quei colori sgargianti ma non è ancora completamente bianco. Fugge sotto la neve che crocchia e fruscia sotto i suoi piedi con un dolce rumore: fuggi-fuggi, frusc-froc, fuggi-fuggi, frusc-froc. Nella sua mente si affollano tante parole in F, un cupo esercito di parole cattive: freddo, ferro, fame, febbre, fantasmi…Cade a terra , la povera Colombina, ma per fortuna un turbine di altre parole in F, parole amiche, arrivano in aiuto, forse mandate da Pierrot: fiore, forza, forno, farina, fuoco, fata, festa…..

Ecco tre esempi ben riusciti.

L'inverno freddo e silenzioso ha perso i colori e ormai è completamente biancoL'inverno è silenzioso, cupo: si affollano febbre, fame, freddo, nessuno in piazza. Ma fuoco, fata, festa arrivano in aiuto all'estateLa neve e il cielo erano candidi e irregolari